
E' esperienza comune di molti genitori e insegnanti confrontarsi ogni giorno con bambini e ragazzi dalla continua e inarrestabile "vitalità".
Per quanto faticosa possa essere la gestione di tanta esuberanza, tipica dei più giovani, non vi è nulla di anormale in un comportamento dinamico e spensierato che, al limite delle possibilità, andrebbe "goduto" dagli adulti assieme a loro.
Vi sono però casi in cui l'inarrestabile esigenza:
diventa un grosso limite per bambini e ragazzi che, continuamente disattenti e agitati, non riescono a impegnarsi a scuola o a seguire le regole familiari, e sembrano vivere in un continuo stato di irrequietezza che non trova (e non lascia) pace.
Nel DDAI la difficoltà del bambino sta nell'incapacità di regolare il proprio comportamento d'accordo con il passare del tempo, degli obiettivi da raggiungere e delle richieste dell’ambiente. Il DDAI non è, infatti, un tanto un disturbo dell'apprendimento, quanto un disturbo del comportamento, o meglio, dell'auto-regolazione del comportamento. Le sue ripercussioni sull'apprendimento sono tuttavia evidenti e viene, quindi, considerati da alcuni come un disturbo non specifico dell'apprendimento.
Vediamo in che modo si presenta in vari contesti. Questo è importante perché la diagnosi di DDAI richiede che i comportamenti disattenti e iperattivi siano presenti in almeno due ambienti diversi (ad esempio: a casa e a scuola).
Non stupisce il fatto che non siano molto graditi dai coetanei e che spesso finiscano per essere isolati dal resto del gruppo. Spesso quindi questi bambini o ragazzi si affidano al ruolo di "pagliaccio" o "buffone" per conquistare un po' di attenzione e qualche risata in classe con le proprie stramberie.
I motivi per i comportamenti di disattenzione e iperattività possono essere davvero molti e richiedono una valutazione approfondita, che escluda, ad esempio: