Sono molteplici gli eventi potenzialmente dannosi a livello cognitivo cui le persone sono quotidianamente esposte.

Tra questi, gli incidenti stradali e gli infortuni sul lavoro, sono due di cui si hanno tristi notizie quasi ogni giorno. Quella della richiesta di risarcimento del danno subito da parte delle vittime è una categoria di contenziosi giudiziari in continuo aumento anche in Italia.

Il danno biologico, nel nuovo sistema risarcitorio, è un danno base che comprende tutte le conseguenze della menomazione psicofisica che non diano luogo a una diminuzione della capacità di reddito, ma che si sostanzino in un valutabile deterioramento dell'equilibrio psicofisico preesistente (Fornari, 1997).

Nel panorama del danno biologico, è di particolare interesse per lo psicologo e neuropsicologo forense il danno psichico: una violazione dell'integrità psichica della persona identificabile in un turbamento determinatosi entro la psiche della vittima. Appartengono alla categoria del danno biologico di natura psichica:

  • il danno neurocognitivo
  • manifestazione psicopatologiche (come disturbi dell'umore come la depressione maggiore o il disturbo post-traumatico da stress)

Nel panorama del danno psicologico lo psicologo può avere un ruolo di sostegno alla figura del medico legale nel caso della valutazione del danno biologico di tipo cognitivo con le sue conseguenze psichiche e di riduzione della capacità sociale.

L'esame neuropsicologico forense del danno cognitivo

Nella definizione di danno biologico si pone l'accento sul “deterioramento dell'equilibrio psicofisico preesistente”. La valutazione del danno biologico cognitivo deve quindi incentrarsi sulla dimostrazione della lesione dell'integrità cognitiva e sulla quantificazione della riduzione dell'efficienza rispetto allo stato cognitivo preesistente. Si consideri poi che:

  • nella psicodiagnostica forense gli approcci basati puramente su descrizioni cliniche sono di scarsa utilità per il giudice o per il medico legale, che ricercano invece dati concreti che determinino con precisione il danno per arrivare ad una quantificazione accurata della condizione morbosa;
  • il carattere oggettivo e quantitativo dell'esame neuropsicologico consente di determinare con maggior precisione le condizioni mentali di un soggetto e di predire l’impatto sul piano personale, sociale e lavorativo di situazioni di interesse forense.

Brevemente, l'esame neuropsicologico forense valuterà quindi:

  • lo stato premorboso: valutare un eventuale danno significa non solo descriverne e misurarne l'entità attuale, ma anche comparare lo stato attuale con quello preesistente all'evento traumatico. Soltanto questo confronto può fornire informazioni utili sulla riduzione di efficienza rispetto allo stato cognitivo e psicofisico anteriore;
  • lo stato attuale: l'esame neuropsicologico dello stato attuale prevede colloqui clinici, screening neuropsicologico completo ossia una serie di test di rapida somministrazione che permetta di inquadrare il funzionamento cognitivo della persona e le sue difficoltà, e infine un approfondimento diagnostico delle funzioni compromesse. L'eventuale simulazione da parte dell'esaminato, e altre fonti di distorsione, e quindi di invalidità del test, devono essere indagate e rilevate;
  • il deterioramento: si evidenziano le funzioni cognitive intatte e quelle lese, avendo cura di indicare punteggi standard comprensibili anche a chi non è esperto di psicologia (ad es: un avvocato, il giudice). Si passa poi a evidenziare lo stato cognitivo attuale e quello premorboso, indicando infine il deterioramento riscontrabile in seguito al danno subito.

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