In Italia, l’interesse per l’indagine neuropsicologica forense è ancora molto scarso, se comparato con la realtà statunitense, dove la valutazione è praticamente la regola in presenza di un contenzioso legale, anche se si sta rapidamente evolvendo ed espandendo negli ultimi anni.



Da un lato, infatti:

  • l’elevata frequenza di incidenti stradali e infortuni sul lavoro ha portato alla ribalta i disturbi cognitivo–comportamentali nel cerebroleso.

Dall’altro:

  • si è riscontrata un’evoluzione della mentalità medico-giuridica propensa a considerare il danno neuropscichico alla stregua dei sintomi corporei e a trattare la sintomatologia neuropsicologica, da poco obiettivabile e sfuggente, a sintomatologia incline ai criteri della valutazione quantitativa (Brondolo e Marigliano, 1996; Sartori, 1997).
Differenze nell'approccio clinico e forense

Accanto alle competenze professionali maturate in ambito clinico, lo psicologo forense ha acquisito metodi e strategie di lavoro specifiche che valorizzano la sua figura nel ragionamento legale.

La neuropsicologia è la disciplina che studia i deficit cognitivi ed emotivo-motivazionali causati da lesioni o disfunzioni del Sistema Nervoso Centrale (Vallar, 2003). Permette di ottenere un quadro dell’efficienza cognitiva del soggetto in rapporto allo stato di salute complessivo, ovvero contribuisce alla diagnosi di patologie neurologiche, anche quando gli strumenti neuroradiologici non rivelano anomalie (Mondini, 2003).

  • Il neuropsicologo forense affianca il medico legale occupandosi della valutazione di aspetti prettamente psicologici. In questo contesto fondamentali risultano essere le competenze neuropsicologiche, che permettono di verificare la natura, l'entità, e la credibilità dei deficit cognitivi riferiti del soggetto.
  • In ambito medico-legale/assicurativo la valutazione delle capacità cognitive di un soggetto è di cruciale importanza quando si deve accertare la presenza di sintomi psicopatologici e di deficit neuropsicologici oggetto di risarcimento.

Vi sono notevoli differenze nell'approccio allo studio psicologico o neuropsicologico di un paziente in ambito forense e nel tradizionale ambito clinico:

  • in ambito clinico, a eccezione fatta per alcune patologie psichiatriche, un paziente si affida alle cure dello psicologo o del medico e con esso collabora, riferendo in buona fede la propria sintomatologia, poichè ciò è importante per una buona diagnosi e un eventuale intervento. In ambito clinico, il paziente non ottiene alcun beneficio dal riportare al dottore in forma alterata i propri sintomi, ed è quindi considerato in genere attendibile.
  • in mbito forense questa collaborazione viene spesso a mancare e il paziente/cliente può alterare in forma più o meno evidente la propria sintomatologia in vista di un beneficio economico o assimilabile.

La necessità di comprendere la direzione del vantaggio ricercato dal paziente/cliente, individuando l'eventuale simulazione o dissimulazione, è una grande differenza tra l'approccio alla valutazione in ambito clinico e quello in ambito medico-legale e giuridico.


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