
I Disturbi Specifici dell'Apprendimento (DSA) riguardano, come sappiamo, le abilità scolastiche di base: lettura, scrittura e calcolo.
Si chiamano disturbi specifici proprio perché compromettono soltanto alcune abilità e non altre.
Qualche giorno fa ho ricevuto via e-mail il programma preliminare di una conferenza sulla dislessia che si terrà a Roma il 9-10 ottobre, organizzata dall'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.
Ecco alcuni dei titoli provvisori dell'incontro:
"Aggiornamenti sulle...
...e infine:
- "Quanti sottotipi di dislessia"?
Quindi: abilità fonologiche, sensoriali, attentive, mnemoniche, apprendimento... e altre ancora.
Si va sempre più consolidando l'idea che alla dislessia, così come ad altri DSA, corrisponda un particolare profilo di funzionamento, che caratterizza non solo le abilità scolastiche, bensì diversi ambiti cognitivi che dovrebbero essere tutti presi in considerazione durante la valutazione e il trattamento, anche se non sempre è così.
La stessa Consensus Conference, con le sue preziose Raccomandazioni, si pronuncia in favore di una valutazione diagnostica che non sia soltanto clinica ma anche funzionale, ossia che tracci in modo completo, a 360°, i punti di forza e i lati deboli di ogni individuo con sospetto DSA.
La diagnosi clinica
La complessa procedura che permette di individuare la dislessia, la discalculia o la disgrafia / disortografia è divisa in due parti:
Prima parte - C'è una oggettiva difficoltà negli apprendimenti?
In questa prima parte si cerca di verificare i criteri di inclusione dei DSA, ossia prestazioni gravemente compromesse nello stato degli apprendimenti. Le prove riguardano, ad esempio la velocità e correttezza della lettura, le abilità di calcolo, il numero e la tipologia degli errori ortografici, la qualità della grafia. Queste prove sono svolte con test standardizzati (per tutti i soggetti di una data fascia d'età si usano gli stessi brani, identiche operazioni, uguali metodi di somministrazione e correzione, ecc).
La prestazione a questi test è compromessa se cade a -2 deviazioni standard o è inferiore al 5° percentile rispetto alla norma. Oltre ai risultati ai test, importanti informazioni si ricavano dalla storia clinica dell'individuo e da altre informazioni fornite dai genitori e dalle insegnanti. Già in questa fase, se i dati lo permettono, è possibile formulare una diagnosi provvisoria di DSA.
Si procede cercando di stabilire a cosa sono dovute le difficoltà.
Seconda parte - Disturbo specifico o difficoltà generica?
Nella seconda parte della diagnosi clinica si cerca di confermare la precedente diagnosi accertandosi che le difficoltà siano specifiche dell'ambito dell'apprendimento e non dovute ad altri fattori generali quali: anomalie sensoriali, neurologiche, cognitive e di gravi psicopatologie.
Spesso la valutazione dei DSA si ferma qui, trascurando quelle importanti informazioni che definiscono il profilo di ogni soggetto con DSA di cui parlavamo all'inizio di questo post.
La diagnosi clinica va completata con informazioni supplementari per tracciare un profilo delle funzioni integre e deficitarie di chi è valutato.
Come indica la stessa Consensus Conference:
"La valutazione delle componenti dell’apprendimento si approfondisce e si amplia ad altre abilità fondamentali o complementari (linguistiche, percettive, prassiche, visuo-motorie, attentive, mnestiche) ai fattori ambientali e alle condizioni emotive e relazionali per una presa in carico globale. Un ulteriore contributo al completamento del quadro è l’esame delle comorbilità, intesa sia come co-occorrenza di altri disturbi specifici dell’apprendimento sia come compresenza di altri disturbi evolutivi (DDAI, disturbi del comportamento, dell’umore, ecc.). La predisposizione del profilo funzionale è essenziale per la presa in carico e per un progetto riabilitativo".
L'importanza della diagnosi funzionale è spesso sottovalutata. Il bambino o ragazzo con DSA ha modalità particolari di accesso alle informazioni e, un po' alla volta, capiamo che alcuni profili sono comuni e, forse, perfino raggruppabili in sottotipi. La conoscenza di questi profili permette di affrontare in maniera più completa tutte le difficoltà del soggetto, tenendo presente e valorizzando i suoi punti di forza.
La diagnosi funzionale, dati i vari ambiti che prende in considerazione, richiede valutazioni di tipo neuropsicologico e psicologico, ognuna con i propri strumenti e metodologia. Vedremo di conoscerle meglio nei prossimi post.