Durante il processo di invecchiamento si verificano importanti cambiamenti a carico delle funzioni cognitive dovuti al fatto che il cervello, a partire dai 30 anni d'età, subisce progressive modificazioni (perdita neuronale e diminuzione della velocità di trasmissione sinaptica). In particolare, per quanto riguarda le funzioni cognitive, i cambiamenti investono sia gli apparati sensoriali e percettivi, sia la memoria, l’attenzione e il linguaggio.

È noto che tali modificazioni non si verificano allo stesso modo in tutti gli individui e, in generale, tendono a decadere le funzioni cognitive scarsamente esercitate, mentre permangono e possono anche potenziarsi quelle maggiormente utilizzate. Per tale ragione, le persone anziane possono beneficiare di esercizi di riabilitazione cognitiva e di potenziamento delle funzioni mentali, volti a rallentare il normale deterioramento cognitivo e a migliorare la qualità della vita. Pertanto, nonostante sia noto che l’invecchiamento comporta una riduzione dell’efficienza cognitiva che si esprime soprattutto nel dominio della memoria e della velocità di elaborazione, è importante non considerare l’invecchiamento come sinonimo di malattia, ma cercare di migliorare la qualità della vita delle persone anziane.

I dati in letteratura sono concordi nel suggerire l’effetto protettivo dell’attività cognitiva e indicano, inoltre, come il rischio di demenza sia inferiore nei soggetti impegnati in attività intellettualmente stimolanti. A sostegno dell’utilità del training cognitivo nell’anziano normale si pone l’evidenza del rapporto più volte dimostrato tra partecipazione ad attività intellettiva e diminuzione dell’incidenza della demenza. Il paziente svolgerà quindi un primo incontro con il terapeuta volto a definire i disturbi cognitivi e l’opportunità di un intervento. A questo incontro, seguirà una fase di diagnosi e esame dell’entità dei deficit cognitivi: sulla base di tali risultati si stabilisce con il paziente e i familiari l’eventuale trattamento riabilitativo. Il programma riabilitativo è centrato sulle esigenze dell’anziano e personalizzato sulla base delle difficoltà individuali, il che comporta una durata variabile.

A conclusione del trattamento, le funzioni cognitive vengono nuovamente valutate al fine di quantificare i miglioramenti ottenuti. Durante il corso del trattamento, a seconda delle necessità del paziente, può essere fornito un supporto di tipo psicoterapico rivolto alla persona. Bisogna, infatti, porre attenzione agli stati depressivi che sono piuttosto frequenti nella terza età e spesso rischiano di essere confusi con sintomi di demenza. Queste forme di depressione si manifestano con un generale calo dell’efficienza cognitiva associato a stanchezza, disturbi del sonno, sentimenti di insicurezza, di angoscia e comportamenti aggressivi. Pertanto, nel corso del training di potenziamento cognitivo verrà posta attenzione anche a questo aspetto ed eventualmente verrà fornito un intervento di counselling per la sfera dell’umore.


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