Il Trauma Cranio-Encefalico (TCE) è una condizione patologica nella quale l’urto o l’azione di forze violente sul cranio producono lesioni ai tessuti ossei dello stesso e al cervello, con conseguenti deficit fisici, cognitivi ed emotivi di vario grado e con possibilità diverse di recupero: che può essere totale, parziale, fino all'invalidità permanente e persino la morte.

Le cause comuni di trauma cranico includono gli incidenti stradali, cadute, aggressioni fisiche, e gli incidenti in casa, al lavoro, all’aperto, o durante lo sport.

I traumi cerebrali lievi

In questa categoria rientrano fino al 90% dei casi di traumi cerebrali. E' sufficiente uno solo tra una serie di criteri per accertare il danno cerebrale lieve. Alcuni di questi criteri sono:

  • perdita di coscienza inferiore ai 30 minuti con ritorno pressoché alla normalità dopo questo periodo;
  • perdita di memoria (amnesia) che dura meno di 24 ore
  • qualunque tipo di alterazione mentale al momento del trauma (ad esempio, il soggetto non capisce se sta sognando o è sveglio);

La lesione cerebrale lieve è caratterizzata da una triade di funzioni neuropsicologiche:

  • deficit dell’attenzione
  • alterazioni del recupero verbale
  • tensione emotiva

Altri problemi, in particolare cefalee e vertigini sono conseguenze che contribuiscono ad aggravare i problemi neuropsicologici precedentemente citati (Cowboy et al.,1986)

I deficit dell’attenzione includono una scarsa concentrazione, un incremento della distraibilità e alterazioni della memoria a breve termine (Newcomb, 1985; Sonhberg e Mateer, 1989; Stuss Ely et al, 1985; R.L Wood, 1990). Nei casi in cui i problemi attentivi sono particolarmente gravi il paziente può lamentare confusione, disorientamento e incapacità di pensare con chiarezza.

I pazienti con lesioni traumatiche lievi presentano disturbi della comunicazione o della percezione, disturbi che tendono ad affievolirsi nel corso del recupero; alcuni hanno problemi di recupero verbale (disnomia) che si manifestano nel rallentamento di un nome ricercato, accompagnato da parafrasie.

Sicuramente il fattore più debilitante per i pazienti sono le alterazioni emotive di tipo disforico nelle quali l’affaticamento gioca un ruolo di preminenza. Le attività quotidiane che prima del trauma venivano fatte quasi automaticamente e con grande facilità divengo oggetto di estremo impegno. Da ciò nasce una grande frustrazione nel paziente che diventa irritabile e scontroso.

I pazienti irritabili possono farsi ansiosi perdere la fiducia in se stessi ed essere disorientati (Cowboy et al.,1986; Gronwall, 1974; Mclean, 1984). Alcuni pazienti hanno paura di diventare pazzi; in molti riferiscono un periodo di depressione (J.D Miller e Jones, 1990) ed altri sviluppano un ideazione suicidaria senza però riferire in maniera spontanea il proprio disagio (Varney e Shepard, 1991).

I traumi cerebrali medi

Rappresentano circa il 10-15% di tutti i casi di trauma cranico, ma non c'è completa concordanza di criteri tra gli autori. I disturbi riportati dai soggetti inclusi in questa categoria sono significativi anche a distanza di anni, anche se la maggioranza di loro è in grado di riprendere autonomamente la propria vita. I sintomi sono tipicamente a danno dell'affettività e dell'adattamento sociale, nel caso delle lesioni frontali.

I traumi cerebrali gravi

I traumi cranici gravi, benché rappresentino meno del 10% del totale degli infortuni al capo, sono al primo posto tra le disabilità che impediscono il ritorno a una vita autonoma. Le difficoltà che i pazienti con trauma cranico grave incontrano sono di almeno 4 tipi:

  • neuromotorie e neurosensoriali: compromissione dei movimenti volontari e intenzionali (ad esempio, camminare, prendere le posate) e dei sensi (vedere, sentire gli odori o i sapori)
  • cognitive: difficoltà o impossibilità a concentrarsi o a ricordare, difficoltà a parlare o a capire ciò che si dice (afasia), a riconoscere gli oggetti, il loro utilizzo (agnosia), a compiere movimenti controllati e intenzionali (aprassia);
  • emozionali e di personalità: manifestazioni di irritabilità, ansia, depressione per la consapevolezza della propria condizione, oltre a modificazioni della personalità più profonde: tendenze all'impulsività, all'azione (eccitabilità) o al contrario inerzia, mancanza di iniziativa, dipendenza (apatia)
  • sociali: grande difficoltà di ritornare alle mansioni precedenti il trauma. Enorme carico affrontato dai familiari.


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