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Quante volte, e quanto volentieri, sono inciampato su: pagine ed esercizi segnati sbagliati sul diario, gli amici che avevano già finito e mi chiamavano dalla finestra, le mille distrazioni di una fervida immaginazione, i soprusi e le battaglie contro una sorella minore, i cartoni in TV, il frigorifero... ....ma anche la noia, la stanchezza, la difficoltà di alcune attività. Certo, è bello tornare ora con la mente a quel periodo unico e alle tante difficoltà superate... ma è giusto ricordarsi che, quando si è bambini o ragazzi, quella con i compiti può essere una vera e propria “guerra” quotidiana. Ecco alcuni suggerimenti ai genitori su come affrontare positivamente questa difficile situazione, riprendersi i propri spazi e favorire un positivo sviluppo nelle abitudini dei loro figli. Sono molto graditi i commenti e suggerimenti, per espandere e rendere quanto più utili possibile questi pochi consigli. INNANZITUTTO... A COSA SERVONO? “Non servono a niente”, “sono una perdita di tempo”, “li odio”... sono note lamentele degli studenti sull'argomento. Dobbiamo però essere consapevoli noi per primi e, all'occorrenza saper spiegare ai bambini, che i compiti, oltre a favorire il rendimento scolastico, insegnano abilità fondamentali per chiunque, indipendentemente da cosa sceglierà di fare nella vita:
Sin dai primissimi anni di scuola, i compiti sono l'occasione per genitore e figli di gettare le basi di abitudini che guideranno, per molto tempo, l'approccio e l'organizzazione personale nei confronti di una varietà di obiettivi (di studio, di lavoro, a casa, personali). E' utile quindi saper comunicare un atteggiamento ottimistico, positivo e costruttivo nei confronti dei compiti a casa. RISPETTO PER LE CARATTERISTICHE INDIVIDUALI
dice Ralph Waldo Emerson, filosofo e poeta statunitense. E forse la prima forma di rispetto è quella di prendere in debita considerazione i punti di forza, le debolezze e le esigenze di ogni bambino. Cercare di capire l'origine delle sue difficoltà è un gesto di grande rispetto e un ottimo inizio per chiunque voglia veramente aiutare chi è in difficoltà. I compiti a casa possono essere difficili per una serie di ragioni, tra cui:
Man mano che diventa chiaro ciò che rende difficile il progresso sereno di vostro figlio, non esitate a parlargliene e a spiegarglielo, aiutandolo così a comprendere meglio se stesso e le proprie caratteristiche di apprendimento. Questa importante premessa di chiarezza e rispetto permetterà di dissolvere parte della frustrazione e delle resistenze sviluppate nei confronti dei compiti. Infine, allargate le vostre personali valutazioni sulle difficoltà di vostra figlia, consultandovi con le sue insegnanti o, se il caso lo richiede, con uno specialista.
Un intervento concreto è possibile da subito agendo sull'ambiente che circonda il bambino... poiché molte case hanno limiti di spazio e gli ambienti non si prestano a grandi modifiche, bisogna allora tenere a mente soprattutto i principi alla base di quanto sotto indicato. Dove studiare e fare i compiti E' importante che ci sia un luogo fisso, destinato a queste attività. E' utile sceglierlo, se possibile, lontano da fonti di distrazione evitabili. Chiaramente, i compiti si trascineranno oltre il dovuto se il bambino si abituerà a svolgerli davanti alla TV, o in cucina mentre la mamma prepara la cena o nella stessa stanza dove i fratelli giocano. Nei primi anni delle elementari, concordate insieme alla vostra bambina un luogo dove studiare e fare i compiti. Sarà utile scegliere un posto facile da raggiungere, se si richiede la vostra presenza. Crescendo, vostra figlia potrà scegliere con maggiore autonomia dove studiare e fare i compiti. Postura e illuminazione Una corretta postura favorisce la concentrazione, una migliore grafia, previene l'insorgere dell'affaticamento e di problemi alla schiena. La postura riguarda la posizione del corpo nello spazio: l'inclinazione, l'equilibrio, gli appoggi. Una postura "scomposta" è fonte di inutili tensioni fisiche che possono tradursi in deconcentrazione, irrequietezza, ansia. I bambini non dovrebbero abituarsi a lavorare sdraiati sul letto, o sul divano, bensì seduti ad un tavolo o a una scrivania. Se possibile, per i bambini più piccoli, procuratevi un banchetto perché possano appoggiare i piedi fermamente "a terra", senza lasciarli dondolare. Molti problemi di grafia nascono da questo semplice dettaglio posturale! Il necessario a portata di mano Accertatevi che il bambino abbia a portata di mano tutto il necessario per svolgere i propri compiti. Se in classe utilizza strumenti compensativi (calcolatrice, correttore ortografico al computer, penne con particolari impugnature, quaderni con margini e righe speciali per la grafia, tavole pitagoriche, altro) fate in modo che li abbia anche a casa quando svolge i compiti. E' importante che il bambino si abitui ad essere responsabile del proprio materiale, e impari a valutare anche a chi e quando può eventualmente prestarlo. Deve essergli chiaro che senza il materiale necessario, lui per primo non può lavorare, ancor più se ne ha bisogno per compensare una sua difficoltà. Se sapete che per vostro figlio "ogni scusa è buona" per alzarsi dalla sedia, anticipate alcuni dei suoi bisogni più frequenti:
La somma di ogni piccola interruzione, alla fine, non è trascurabile. Bisogna inoltre considerare che ogni processo mentale interrotto deve essere poi ripreso, e ciò significa uno spreco di energie mentali (rileggere, ricordarsi cosa si stava facendo, controllare a che punto si era arrivati, ecc.) e un ulteriore rischio di errori e di distrazioni. L'"allenamento" a trovare un personale ed efficace metodo per apprendere o per portare a termine un'attività complessa ci è utile nel corso dell'intera vita e inizia a svilupparsi anche affrontando le diverse difficoltà dei compiti a casa. I compiti dovrebbe essere l'occasione per l'allievo di provare a individuare, con calma, a casa, le strategie migliori per affrontare ciò che sta imparando in classe. Le strategie ci aiutano a preparare e a guidarci nelle nostre diverse attività, in modo che possiamo mettere a frutto le abilità migliori che abbiamo e "scavalcando" le debolezze. Molto importante è quindi insegnare prima e promuovere poi nei bambini un approccio strategico ai compiti. Ognuno ha un proprio stile di apprendimento ed è importante che metta da parte, un po' alla volta, un bagaglio di "trucchi" a lui più congeniali.
Un'altra buona abitudine è quella di insegnare ai bambini, già dai primi anni della primaria, ad utilizzare un calendario personalizzato, dove segnare eventi importanti come festività, piccole scadenze, eventuali saggi o "impegni" sportivi, ecc.
Ecco altri utili consigli per introdurre un po' di organizzazione nelle abitudini dei bambini:
L'affaticamento può essere di vario tipo e avere ragioni diverse. Ciò che conta nel nostro caso è che il senso di stanchezza può essere erroneamente scambiato dal bambino per noia e insofferenza. Staccare E' quindi importante "spezzare" il formarsi di questa associazione tra compiti e noia. Di seguito vi sono alcune strategie che il genitore può insegnare al bambino in modo che impari a gestire correttamente, durante i compiti, questo sgradito stato fisico e mentale. A seconda delle esigenze, i seguenti "stacchi" sono utili:
La fatica di scrivere La tendenza all'affaticamento da scrittura è evidente in diversi bambini: si stancano subito, la qualità della loro produzione scritta cala dopo pochi minuti, provano dolore o crampi, ecc. Le ragioni di ciò possono essere molteplici, ad esempio: un disturbo della coordinazione motoria o una diprassia, ma anche una serie di semplici "errori" posturali o di impugnatura della matita o penna:
Ognuna delle suddette situazioni può portare ad un precoce affaticamento e all'indolenzimento della mano.e dell'avambraccio. E' giusto quindi favorire, sin dai primi anni dell'elementare, una certa "correttezza" motoria nella scrittura, curando aspetti posturali e di impugnatura, anche con l'aiuto di penne e matite adatte, oltre che di sedie e banchi e tavoli adatti all'altezza dei bambini. Il giusto tempo Infine, se notate che nonostante la messa in pratica degli accorgimenti che state qui leggendo la vostra bambina passa troppo tempo o si affatica troppo con i compiti, parlatene con l'insegnante! Se la bambina non riesce a seguire il ritmo dei compagni in classe e a casa, valutate insieme se è il caso di approfondire la situazione con uno specialista. Possono esserci questioni attentive, emotive o ansiose che la ostacolano, ma anche problematiche specifiche dell'apprendimento come la dislessia, la discalculia o la disgrafia/disortografia. La lode può essere un potente strumento modellatore del comportamento. Può gratificare e motivare, aiutando a contrastare la frustrazione e la stanchezza. Ma può essere molto più di questo... E' importante però utilizzarla correttamente, in modo che promuova un atteggiamento attivo, di perseveranza e curiosità, nonostante gli inevitabili errori compiuti. Il messaggio da trasmettere con la lode è che il bambino è stato "bravo" perché ha seguito le istruzioni, si è concentrato, ha usato strategie, ha messo a frutto le precedenti esperienze, e così via. E' molto utile anche rendere esplicito al bambino il motivo per cui lo state lodando: "Sei stato molto bravo a dividere i compiti semplici e quelli più difficili prima di iniziare", "mi piace molto come hai seguito tutte le indicazioni per svolgere i compiti", "sono molto fiera di come sei stato capace di finire tutti i tuoi compiti prima di chiamarmi a controllarli". Questo tipo di lode, all'impegno e alle strategie, fa capire molto bene al bambino ciò che ci si aspetta da lui, che cosa ha fatto bene e che cosa deve ancora migliorare. Sprona e guida il bambino a dare il meglio di sé, anche se la sua prestazione non è perfetta. L'opposto di questo tipo di lode è quella alla prestazione: "bravo, sei stato velocissimo", "hai fatto tutto giusto, sei molto intelligente!" "sei sempre il migliore!" Queste lodi, oltre che poco informative per il bambino, creano nella sua mente la convinzione che essere bravi significhi fare sempre tutto giusto, essere sempre i primi a finire... Numerose ricerche, in particolare quelle di Carol S. Dweck, hanno indicato in questo tipo di lodi il meccanismo di avvio di convinzioni molto disfunzionali, che impediscono il raggiungimento delle vere potenzialità personali, rendendo ansiosi di fronte a ogni nuova prospettiva di valutazione. I genitori e gli insegnanti interessati ad approfondire questo argomento, dovrebbero senz'altro leggere Teorie del sè di Carol S. Dweck e pubblicato da Edizioni Erickson.
Come dicevamo, quella con i compiti può diventare una guerra. In questo scontro, la famiglia (diciamolo pure... quasi sempre la mamma) ha il ruolo di primo e più importante alleato. Un sostegno fondamentale soprattutto all'inizio del percorso del bambino a scuola, ma che poi, gradualmente, dovrebbe lasciare il posto a un impegno sempre più autonomo e indipendente da parte del piccolo studente. Non è sempre così semplice trovare la giusta misura: il bambino in difficoltà chiama, piange, dice di non essere capace, la tira avanti fino a sera senza aver concluso nulla. La soluzione più immediata e semplice sembra essere quella di assecondarlo e di fare i compiti assieme a lui. E' un'abitudine poco funzionale che ha conseguenze negative per entrambi: - il bambino delega alla mamma i propri obblighi, fa molto meno di quanto non potrebbe fare da solo, “usa” la situazione per tenere accanto a sé la mamma, mentre anche i fratelli ne avrebbero bisogno, ecc.; - la mamma, da parte sua, rischia di dover trascorrere i pomeriggi in preda allo stress, poiché il bambino non è pienamente concentrato e deve essere continuamente “spinto” ad andare avanti su ogni piccola cosa, le faccende domestiche sono messe in secondo piano, i fratelli si lamentano, l'onere di essere “insegnante” si aggiunge a quello di essere mamma... C'è grande differenza tra l'essere “presente” per le esigenze scolastiche dei figli e l'essere giornalmente “bloccate” accanto a loro e ai loro compiti. Vediamo di seguito come può essere "presente" la mamma senza rimanere "bloccata". CHIARIRE LE CONSEGNE E CONTROLLARE La mamma ha un importantissimo ruolo all'inizio del pomeriggio di compiti. Assieme al bambino, guarda il diario di scuola e commenta / corregge le abitudini a prendere nota delle attività assegnate dalle insegnanti. Soprattutto per i bambini che hanno difficoltà di apprendimento o DSA, è importante evidenziare tutti compiti, magari trascrivendoli su un nuovo foglio, ordinatamente. In alternativa, create una semplice mappa di ciò che deve essere svolto, in modo che il bambino possa visualizzare ciò che gli si chiede di fare. Imparate a usare le mappe concettuali! Sono di grande aiuto sia per i bambini con difficoltà di apprendimento sia per gli studenti della scuola secondaria e università.
Ogni compito viene poi letto insieme e la mamma fa ben notare le varie parti di cui è composto: ad esempio, un esercizio chiede 3 cose diverse. Fate in modo che le 3 richieste siano ben evidenti al bambino, che rischia altrimenti di svolgere la prima e di passare tranquillamente avanti, convinto di aver finito. Assicuratevi poi che la consegna di ogni attività sia chiara, magari svolgendo assieme un esercizio di esempio. Accertatevi che abbia compreso tutte le parole utilizzate nel libro ed eventualmente spiegategliele. Quando tutto è stato passato in rassegna e compreso, il bambino è pronto a lavorare da solo. Ditegli che passerete a vedere come se la sta cavando ogni mezz'ora. Via via lasciatelo più tempo da solo, fino a quando non sarà in grado di finire tutti i compiti senza il vostro intervento. Lodate ogni piccolo progresso di autonomia, magari anche assegnando qualche piccolo premio. Se il bambino non ha svolto la sua parte, assicuratevi che abbia capito cosa deve fare. E spronatelo a lavorare da solo... cercando di non assecondarlo nel suo desiderio di avervi accanto a lui tutto il pomeriggio!
Questi erano alcuni consigli... sicuramente da adattare alla propria situazione e ai propri figli. Che cosa si può aggiungere? ILe vostre esperienze sono molto utili per tutti, quindi commentate! Questo post prende spunto da un articolo del 2008 di Regina G. Richards per il sito LDonline.
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Cliccato: 1016 Commenti
(2)
scritto da Luciana , 05 novembre 2009
Perfettamente d'accordo su tutto.Ho vissuto personalmente tutto ciò, attuando le strategie a volte inconsciamente ho aiutato parecchio mia figlia con DSA. Provateci poco alla volta, sembra difficile ma non lo è e vivrete meglio.
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