Il problema della simulazione in ambito forense
Oltre che alle caratteristiche degli strumenti di misura che utilizza (i test), la validità dell'esame neuropsicologico è vincolata alla "buona fede" e alla cooperazione del paziente.
Mentre in ambito clinico questi solitamente collabora con il medico o lo psicologo, perchè ha un vantaggio terapeutico nel riportare e descrivere in maniera quanto più accurata possibile la sua condizione, in ambito forense ciò non avviene. La possibilità, da parte del soggetto coinvolto in una richiesta di risarcimento danni, di ottenere vantaggi economici o assimilabili, aumenta notevolmete la possibilità di una deformazione nella descrizione della sua sintomatologia.
Spesso infatti, la grande maggioranza dei soggetti che lamenta di aver subito un danno cognitivo, tende a mostrare sintomi di notevole durata e gravità, per i quali richiedono un "giusto" risarcimento. Ma gli esiti post-traumatici a livello cognitivo ben si prestano a comportamenti fraudolenti ed è per questo corretto predisporre strumenti e metodologie adatte a quantificare e qualificare ogni possibile fonte d'invalidità dell'esame.
Non è raro che compaiano, nei contesti forensi di valutazione, quadri clinici poco coerenti e perfino contraddittori con l'insieme dei dati raccolti e con le conoscenze cliniche disponibili. L’opportunità di ottenere un vantaggio tangibile può indurre a costruire o ad amplificare deliberatamente dei sintomi neuropsicologici (simulazione), oppure a celare o minimizzare alterazioni neuropsicologiche oggettivamente presenti (dissimulazione).
Una ricerca
La ricerca empirica suggerisce che la prevalenza della simulazione sia elevata. Mentre non esistono ancora in Italia, al momento, studi epidemiologici sull'argomento, citiamo di seguito alcuni dati di una fonte statunitense di riferimento:
Mittenberg, Patton, Canyock e Condit (2002), Base rates of malingering and symptoms exaggeration. Journal of Clinical and Experimental Neuropsychology, 24, 1094-1102.
Lo studio ha passato in rassegna i dati provenienti da un'indagine nazionale (33.531 casi) condotta su una serie di popolazioni cliniche, tra cui:
- soggetti coinvolti in cause di risarcimento per danno alla persona: 6371 casi
- soggetti coinvolti in richieste di riconoscimento d'invalidità: 3688 casi
La ricerca indica alti tassi di prevalenza della simulazione nei contesti medico-legali. In particolare, la percentuale di casi sospetti di simulazione o esagerazione dei sintomi è stata stimata nel:
- 30.43% nelle cause civili per danno alla persona
- 32.73% nelle cause di invalidità civile e per lavoro
La ricerca suggerisce, alla luce dei dati, la necessità di un'analisi molto accurata della validità dei profili neuropsicologici, prima di procedere alla loro interpretazione. Il neuropsicologo forense ha a disposizione strategie e strumenti in grado di controllare la validità dei risultati ottenuti.
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