La riscoperta dell’esperienza: intervista a Francisco Varela

Questa è un’intervista al neurobiologo Francisco Varela, registrata pochi mesi prima della sua scomparsa nel 2001. Si tratta di un documento interessante che illustra temi e dibattiti fondamentali ancora oggi all’interno della scienza e in particolare delle neuroscienze. La sua visione, che condivido, è netta riguardo al:

  • rifiuto di una visione dualista dell’essere umano (che non dovrebbe essere scomposto in mente e corpo ma essere compreso nella sua unicità);
  • rifiuto di un approccio materialistico-riduzionista ai fenomeni cognitivi e alla coscienza (rivalutando l’esperienza vissuta momento per momento, per cui si rende necessario considerare non più il rapporto tra sostanze diverse e separate (mente e corpo), ma tra uomo che esperisce e il mondo in cui vive;
  • la visione dell’essere umano come indissolubilmente ancorato al proprio contesto storico e culturale, punto di partenza del proprio sentirsi e agire.

Come spiega Varela, scienza e filosofia si intrecciano nel difficile compito, tuttora in corso, di rendere conto della complessità del fenomeno umano e della sua esistenza. Negli anni queste riflessioni sono via via entrate a far parte anche della cura terapeutica, come ad esempio nell’approccio cognitivo-neuropsicologico.

Francisco Varela (Santiago del Cile, 7 settembre 1946 - Parigi, 28 maggio 2001), biologo e filosofo cileno, è stato un ricercatore nell’ambito delle neuroscienze e scienze cognitive, interessato primariamente alle basi biologiche della conoscenza. Si è quindi occupato di fenomeni cognitivi e in particolare del fenomeno della coscienza, che rimane tuttora uno degli argomenti più controversi nel panorama neuroscientifico attuale.

Dedicandosi al fenomeno della coscienza, Varela inizia a studiare i meccanismi neuronali associati ai fenomeni coscienti, ad esempio: la sincronia tra attività neuronale, percezione e stati di coscienza. Più avanti, Varela si porrà come obiettivo lo sviluppo di una metodologia per la ricerca in questo ambito, che chiamerà Neuro-fenomenologia, basata sul tentativo di conciliare un approccio scientifico tradizionale in «terza persona» con le informazioni derivanti dall’esperienza provata in «prima persona» dai soggetti esaminati. Numerose sono le influenze che lo accompagnano in questo tentativo. Importantissime quelle provenienti dal mondo della filosofia, in particolare della fenomenologia (Merleau-Ponty), e dalle conoscenze cosiddette «orientali» (come il buddismo, che praticó) con le quali cercò di instaurare un dialogo scientifico.

Nel 2001, anno della sua scomparsa, era Direttore di Ricerca presso il Laboratorio di Neuroscienze e Brain Imaging del CNRS (Centre national de la recherche scientifique) presso l’ospedale della Salpêtrière di Parigi.

L’intervista è stata trasmessa dalla TV cilena nel 2001 nel programma La Belleza del Pensar. Dura circa un’ora, divisa in 3 filmati ed è stata da me sottotitolata in italiano nel lontano 2012: un documento prezioso che non mi stanco mai di ascoltare e che quindi ripropongo anche nel nuovo sito.


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